BENVENUTO !

BENVENUTI IN AS.PE. CARIGE!

l'Associazione no profit costituita nel 2013 tra i Pensionati di Banca Carige per tutelare i diritti e gli interessi economici e morali in materia previdenziale, sanitaria e assistenziale dei propri Associati rappresentandoli e assistendoli nei rapporti con il Gruppo Banca Carige, il Fondo integrativo pensioni interno, l'INPS e gli altri enti assicurativi e finanziari pubblici e privati del settore.

Per ulteriori informazioni, nuove iscrizioni e/o quesiti di natura pensionistica, previdenziale, assistenziale e/o sanitaria consultare le pagine: "CHI SIAMO", “DOVE SIAMO”, “CONTATTI”, “ASSISTENZA”, "ORGANI SOCIALI", “STATUTO”, “SCHEDA ISCRIZIONE” e “POLIZZA SANITARIA”.

venerdì 12 ottobre 2018

Comunicato N.104 - orario apertura sede sociale



A tutti i Soci

Informiamo che a far tempo da mercoledì 17 ottobre 2018 la sede sociale sarà accessibile tutti i mercoledì’ e giovedì dalle ore 15:00 alle ore 17:00.

In caso di particolari esigenze e previo appuntamento telefonico i Soci potranno essere ricevuti anche in giorni e/o orari diversi da quelli sopra indicati.

Durante il mese di luglio 2019 l’orario sarà ridotto alla sola giornata di mercoledì (sempre alle ore 15:00-17:00); chiusura per ferie estive nel mese di agosto 2019.

La segreteria

giovedì 11 ottobre 2018

COMUNICATO N.103 – Causa sul minimo garantito FIP

La Corte d’Appello di Genova Sezione Lavoro, con sentenza n°326 del 5/10/2018, ha confermato la sentenza di primo grado per quanto riguarda il merito della causa, cioè il pieno diritto alla rivalutazione della pensione minima garantita dal Fondo, che la Banca aveva indebitamente bloccato dall’1/1/1998.
Lo stesso diritto non è stato invece riconosciuto a sei dei soci ricorrenti, poiché avevano iniziato la causa oltre 10 anni dopo il collocamento a riposo.
Si tratta del cosiddetto diritto di stipite, che in certi casi pone dei limiti temporali all’azione giudiziaria e che, secondo l’avvocato difensore Michele Iacoviello, non dovrebbe essere applicato ai rapporti pensionistici periodici diretti, ma che ci obbligherà a ricorrere in Cassazione nonostante la fondatezza del diritto principale e la modesta consistenza numerica e d’importo delle posizioni in gioco, in precedenza ammesse.
La soddisfazione per il rinnovato riconoscimento del diritto per il quale ci siamo tanto battuti, è in parte ridimensionata dall’esito sfavorevole per i restanti sei colleghi, che devono subire la pervicace resistenza opposta dalla Banca, anche di tipo prescrittivo e procedurale.
Ancora una volta ci spiace dover rilevare la difficoltà per i pensionati di difendere i loro diritti, anche i più semplici e motivati, a causa dell’incertezza del diritto e dei tempi lunghi della giustizia.

venerdì 21 settembre 2018

COMUNICATO n.102 - Intervento del nostro Presidente Giorgio Guglielmi all’Assemblea ordinaria di Banca Carige del 20 settembre 2018

intervengo quale Presidente di As.Pe. Carige, associazione fra ex-dipendenti della Banca, costituita nella primavera del 2013 quando ormai le notizie della “mala gestio” sotto la presidenza Berneschi stavano aprendo gli occhi a soci, clienti, dipendenti e pensionati della Banca, e persino agli estimatori di quello stile di direzione.
Devo qui ricordare che per lungo tempo i dipendenti e i pensionati furono indotti e sollecitati a sottoscrivere azioni della “propria” banca (e in molti investirono anche l’intera liquidazione) per cui il danno da loro subito è risultato relativamente più elevato di quello di tanti altri piccoli azionisti.
Ciò nonostante la speranza di veder rinascere quella che era stata una antica e gloriosa istituzione legata al territorio non è mai venuta meno e quantomeno in occasione del primo aumento di capitale l’adesione è stata pressoché totale anche se nel seguito si è rivelata un’operazione drammaticamente deludente.
Nel primo piano di ristrutturazione aziendale sono state sottostimate le perdite emergenti in modo da contenere l’importo dell’aumento di capitale nella misura che il mercato era in grado di assorbire, ma nelle fasi successive i nodi sono venuti al pettine e le continue fughe di notizie sulle divergenze interne hanno fatto perdere altri preziosi punti nella fiducia di clienti e risparmiatori, preoccupati dall’avvento del “bail in” e sconcertati dalla girandola del personale e dai numerosi, spesso non comprensibili, avvicendamenti dirigenziali dall’esterno, specie nel settore operativo laddove è invece necessaria una approfondita conoscenza del territorio e della clientela.
Pensavamo che in presenza di una tempesta di queste dimensioni tutti i governanti la nave collaborassero per superare il fortunale e rimandassero la composizione dei loro contrasti al raggiungimento di un “porto sicuro”, invece si assiste ad un ulteriore atto di autolesionismo.
Come è noto, la Banca deve affrontare due grandi problemi che richiedono una risposta univoca: la carenza di mezzi propri e la perdita di operatività; entrambi gli schieramenti dei principali azionisti propongono ora candidature aventi competenze tecniche ed esperienze specifiche adeguate, che prima difettavano anche se i nomi erano di prestigio, e quindi si intravvede la possibilità di gestire il recupero dell’immagine e delle potenzialità latenti di una banca che non ha perso del tutto la vocazione e l’appeal di Cassa di Risparmio locale.
Si ha motivo di ritenere che una congrua e definitiva iniezione di capitali freschi in misura superiore a quella perorata dalla BCE, creerebbe un immediato circolo virtuoso e consentirebbe ai nuovi amministratori di assumere decisioni economiche ponderate, non dettate dall’urgenza di concludere, riguardo alla cessione degli immobili e delle sofferenze, e di dedicarsi alla riorganizzazione della struttura aziendale e alla cura della clientela in un clima di cessata emergenza e di ritrovata fiducia dei mercati.
I progetti dei due gruppi principali, che potrebbero alla fine contare su di un numero uguale di Consiglieri, sono entrambi condivisibili negli obiettivi, ma vaghi nei mezzi per raggiungerli; fra le due opzioni, i nostri associati si sono prevalentemente espressi a favore della lista del Socio Malacalza, se non altro per ragioni affettive rispetto al tentativo di conservare l’autonomia della Banca e quale riconoscimento dell’impegno finanziario personale, che sinora ha permesso di evitare il peggio.
Concludendo:
- bisogna prendere atto che il capitale netto contabile è rappresentato per la quasi totalità da crediti d’imposta, difficilmente recuperabili in mancanza di utili d’esercizio o di una fusione che rispetti tutti i vincoli fiscali vigenti, e si deve altresì considerare che la copertura al 50% dei crediti deteriorati non sembra tale da consentire, viste le attuali difficili condizioni di mercato, una veloce e indolore cessione delle sofferenze per liberare capitale senza incorrere in ulteriori perdite di gestione.
- nell’interesse di tutti gli stakeholders, della città di Genova - che non ha davvero bisogno che crolli un altro ponte - e dei principali azionisti che, avendo creduto nel rilancio dell’azienda, devono difendere le loro posizioni pregresse, riteniamo che avrebbe senso evitare la strategia dei rinvii per concentrarsi subito sulla ricapitalizzazione della banca, possibilmente rinunciando alla garanzia dei consorzi, troppo onerosi col rating attuale e controproducenti nel caso di insuccesso, confidando questa volta nella trasparenza e nel buon fine dell’operazione.
- qualora i gruppi azionari che entreranno in Consiglio si facessero carico del prestito convertibile di € 200 milioni già approvato e lanciassero un ulteriore aumento di capitale, riservato e frazionato fra piccoli azionisti, per almeno altri € 200 milioni in azioni privilegiate, convertibili in ordinarie con un rapporto molto favorevole, forse riuscirebbero a coagulare il consenso e i fondi necessari per uscire dalla crisi, con i minori danni possibili per tutti i soggetti verso i quali la Banca ha una responsabilità sociale.
L’ulteriore investimento potrebbe essere recuperato con profitto nel medio periodo conservando un’istituzione che, in passato, ha contribuito allo sviluppo dell’occupazione e dell’imprenditoria dando ampio sostegno al terzo settore della nostra Regione.
As.Pe. Carige, con i suoi 650 soci ben radicati con le loro famiglie su tutto il territorio ligure, sarebbe ben lieta di poter collaborare con i nuovi vertici. per l’attuazione di realistici e incisivi interventi di supporto atti a promuovere l’attività e l’immagine della Banca.