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libera associazione no profit, costituita nel 2013 fra pensionati ed esodati, già dipendenti di Banca Carige - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, per tutelare i diritti e gli interessi economici e morali dei propri Associati in materia previdenziale, assicurativa e sanitaria, assistendoli nei rapporti con il Gruppo Carige, l’INPS e gli altri enti tributari, assicurativi e finanziari, pubblici e privati.

mercoledì 2 ottobre 2013

COMUNICATO N. 9 - Azionisti Carige

L’Assemblea del 30/9/2013 ha eletto il nuovo Consiglio d’Amministrazione della Banca Carige, nominando Presidente il dott. Cesare Castelbarco Albani, in sostituzione del dott. Giovanni Berneschi, e Vice Presidente il dott. Alessandro Repetto, in sostituzione del dott. Alessandro Scajola.
Riportiamo il testo dell’intervento assembleare del nostro Presidente, Giovanni Lo Vetere:
Abbiamo letto, con dolore e sconcerto essendo ex dipendenti, le desolanti notizie dei rilievi ispettivi della Banca d’Italia che spiegano il peggioramento dei conti di Carige, già emerso in occasione della recente assemblea di bilancio.
Ne esce un quadro, a dire il vero non isolato nel panorama italiano, di generale indifferenza per le regole di sana e prudente gestione, che renderebbero la navigazione delle banche meno esposta ai venti di traversia anche in tempi di crisi.
C’è chi apprezza la difesa del localismo e dell’indipendenza della banca, che restano, nonostante tutto, i tradizionali punti di forza di Carige, purché non producano il clientelismo e i conflitti d’interesse, che danneggiano i piccoli azionisti e la stessa crescita sostenibile del Gruppo, alla quale sono legati gli interessi territoriali diffusi: quelli dei lavoratori in primis, i loro fondi pensione e gli enti di pubblica utilità sostenuti dalla Fondazione, solo per citarne alcuni.
La crisi senza dubbio morde, ma alcuni investimenti improduttivi e rischi anomali si sarebbero potuti evitare o, almeno, limitare adottando politiche di bilancio trasparenti, non condizionate dall’esigenza di giustificare gli squilibri delle assicurazioni e le costose acquisizioni di sportelli, già passate di moda.
Ora, sembra che tutto debba imputarsi a un sol uomo al comando, sia pure decisionista e intraprendente, ritenuto un abile accentratore di poteri e un temuto padrone, adulato persino dai media e dall’Università cittadina.
Ma i Sindaci confermavano le valutazioni di bilancio, i Revisori attestavano soltanto il rispetto formale delle regole contabili, la stessa struttura decisionale orientava i pareri tecnici agli esiti voluti, i Consiglieri forse non entravano troppo nel merito delle operazioni o perché distratti dai loro importanti incarichi esterni o per non andare controcorrente.
Non meno imprudente è stata la Fondazione, che ha concentrato il proprio patrimonio nell’unico cespite posseduto per mantenerne il controllo, con onerose operazioni sul capitale confidando nella stabilità dei dividendi, pur avendo forti motivi e adeguati strumenti per cautelarsi.
Ci sono molti dipendenti - meno attrezzati - che hanno investito, prima e in occasione del collocamento a riposo, il trattamento di fine rapporto in azioni Carige per ritrovarsi con un pugno di mosche alle quotazioni correnti.
Noi pensionati della Cassa di Risparmio, come continuiamo a chiamarla, desideriamo, anche per motivi affettivi, che venga ripristinato il prestigio dell’antica istituzione creditizia con il contributo di amministratori capaci e indipendenti: il compito è difficile, ma quando il momento è grave, le buone regole tornano in auge e le persone ritrovano lo slancio etico della rifondazione.
La situazione imporrebbe una gestione transitoria per fare chiarezza sui dubbi che zavorrano le prospettive dell’indispensabile ricapitalizzazione; tuttavia, visto che si tratta di formare il nuovo Consiglio con i nomi proposti, noi voteremo la lista della Fondazione, più rinnovata delle altre al suo interno, a mero titolo d’incoraggiamento morale non essendo i nostri voti determinanti.
Ciò nella speranza che i nuovi vertici promuovano un riassetto del Gruppo intorno al nocciolo duro dell’attività bancaria, che era e resta il risparmio dei Liguri, sotto l’egida di una più articolata e meno conflittuale compagine sociale.”