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libera associazione no profit, costituita nel 2013 fra pensionati ed esodati, già dipendenti di Banca Carige - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, per tutelare i diritti e gli interessi economici e morali dei propri Associati in materia previdenziale, assicurativa e sanitaria, assistendoli nei rapporti con le competenti strutture Bper, l’INPS e gli altri enti tributari, assicurativi e finanziari, pubblici e privati.

venerdì 2 maggio 2014

COMUNICATO N. 25 - Assemblea Banca Carige 30/4/2014 - Intervento del dott. Giovanni Lo Vetere, Presidente As.Pe. Carige

Premesso il sincero apprezzamento per la chiarezza con cui l’Amministratore delegato ha esposto la situazione della Banca, anche se frequentemente messa a confronto con un campione d’aziende di credito che non hanno certo brillato in virtuosità di gestione, debbo dire che “AS. PE. Carige”, l’Associazione Pensionati del Fondo integrativo aziendale che rappresento, e i soci che hanno dato delega non approveranno il Bilancio 2013 anche se registra e chiude un periodo di gestione negativa della Banca. Pur trattandosi di un gesto simbolico, non è stato deciso in Consiglio a cuor leggero, soprattutto se si ricorda che il 30/9 dello scorso anno avevamo condiviso:
  1. la soluzione di continuità nella governance aziendale;
  2. le necessità dell’intero aumento di capitale di 800 milioni;
  3. il ri-orientamento strategico di Carige, confermato dal recente piano industriale, che prevede una più congrua valutazione degli attivi di bilancio e la programmata adozione di nuovi modelli organizzativi e gestionali, con l’abbandono dell’improvvida strategia di crescita dimensionale perseguita dal management a qualsiasi prezzo, anche dopo lo scoppio della crisi.
Di fronte al disastro di quasi 3 miliardi di perdite emergenti (rettifiche al lordo dei crediti d’imposta, che nella migliore delle ipotesi pagheranno i contribuenti), non tutte riconducibili alla crisi in atto, il nostro dissenso trova fondamento negli aspetti complessivi delle risultanze economiche tardivamente rilevate con un’abnorme crescita dell’attivo aleatorio e infruttifero (crediti d’imposta e deteriorati), nonché in varie questioni di dettaglio.
Fra queste ultime, marginale, ma significativa per un’associazione come la nostra, sorprende e preoccupa la riduzione dell’accantonamento per i Fondi di quiescenza del personale di € 13 milioni (voce 120, sez.12 del passivo), attuata elevando il tasso di sconto della riserva matematica (+0.25%), in netta controtendenza rispetto alle variazioni avvenute nei tassi di mercato (-1%) e alla ricostituzione decisa lo scorso anno, pur in presenza dei corposi esodi anticipati inseriti nel piano industriale, che inevitabilmente graveranno sul Fondo pensionistico.
C’è anche la questione sollevata da centinaia di ex dipendenti sull’illiceità del blocco dell’importo base delle pensioni aziendali minime (circa € 300 mensili lordi), che andrebbe discussa e prudentemente valutata senza contare sulla selezione naturale degli aventi diritto. Non si tratta di una rivendicazione, fuori luogo in questa sede, ma di considerazioni sul bilancio, poiché la banca è tenuta a garantire le prestazioni attuali e prospettiche del Fondo, anche con il proprio patrimonio; conseguentemente le carenze sugli accantonamenti dedicati comportano oneri per gli esercizi successivi che impattano sui risultati futuri.
Non siamo d’accordo sulla libertà che si riserva la Banca, rifacendosi ai principi contabili IAS, di confondere nel proprio bilancio il patrimonio di destinazione del Fondo (contrattualmente previsto e ancora contabilmente distinto nel bilancio Carige del 2010), che deriva dall’accumulo di retribuzioni differite accantonate durante la fase di lavoro, intangibili a sensi dell’art. 2117 C.C. (come sancito dalla Cassazione per un caso identico).
Il nuovo slogan aziendale “trasparenza, ascolto e dialogo”, che apprezziamo, rischia di rimanere lettera morta dal momento che la Banca si rifiuta persino di riconoscere l’esistenza delle Associazioni dei pensionati e di osservare gli impegni scritti sulla costituzione di un ben definito Organismo di rappresentanza democraticamente eletto dagli iscritti al Fondo, nonostante l’esistenza di un loro preciso diritto contrattuale, collettivo e individuale. Eppure il riconoscimento e l’attuazione di una rappresentanza elettiva dei diretti interessati avrebbero, senza costi aggiuntivi, un sicuro ritorno d’immagine in termini di trasparenza e di fiducia, visto il contributo che migliaia di ex dipendenti possono continuare a dare nei territori di residenza per consolidare la fiducia della clientela nella Banca.
Per i motivi enunciati, ma anche per non avallare l’operato delle precedenti gestioni, voteremo contro l’approvazione del Rendiconto 2013, pur condividendo la necessità di attuare rapidamente un incisivo piano di ristrutturazione.
A nostro giudizio sarebbe opportuno procedere velocemente alla fusione delle banche del Gruppo, che autonome sono fonte di duplicazioni di rischi e di costi, e dare la priorità alle azioni di recupero dei grandi crediti deteriorati, fonti di possibili miglioramenti economici, finanziari e patrimoniali. Ben vengano le cessioni delle Assicurazioni e degli sportelli nelle aree che si vogliono abbandonare, difficili però da realizzare, mentre ci si augura che le razionalizzazioni nell’area territoriale d’elezione siano selettive e graduate se si vogliono cogliere, come sembra, le opportunità dei tradizionali punti di forza della Banca, servendo professionalmente un maggior numero di famiglie e di medie e piccole imprese.