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libera associazione no profit, costituita nel 2013 fra pensionati ed esodati, già dipendenti di Banca Carige - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, per tutelare i diritti e gli interessi economici e morali dei propri Associati in materia previdenziale, assicurativa e sanitaria, assistendoli nei rapporti con il Gruppo Carige, l’INPS e gli altri enti tributari, assicurativi e finanziari, pubblici e privati.

lunedì 26 ottobre 2015

COMUNICATO N.49 – Proposta della Banca di erogare in forma di capitale l’accantonamento individuale maturato sul FIP.

Desideriamo informare i nostri soci che la Banca ci ha comunicato di aver raggiunto un’intesa definitiva (manca solo la formalità della firma) con le Organizzazioni sindacali aziendali per la liquidazione o riduzione del Fondo pensionistico integrativo interno, che dovrà essere a breve ratificata dal Consiglio d’Amministrazione della Banca e dagli iscritti al Fondo stesso.
L’accordo riguarderebbe soltanto il personale in servizio (c.d. attivi), su basi solo teoricamente volontarie, ma la Banca è intenzionata ad estenderlo ai pensionati con il benestare delle stesse OO.SS., che a quanto risulta dai colloqui intercorsi avrebbero già positivamente preso atto dello sconto operato sugli “zainetti” (cioè sulla liquidazione in forma di capitale della rendita pensionistica attualizzata), subordinato al raggiungimento di un numero elevato di adesioni, prevedendo crescenti penalizzazioni (con importi percentualmente più contenuti) nel caso in cui il numero delle adesioni risultasse inferiore alle attese aziendali.
In linea di massima, l’intesa raggiunta per il personale in servizio prevede il trasferimento di un capitale predefinito - pari all’85% della riserva matematica che la Banca ritiene corrispondente alla capitalizzazione della pensione - ad un Fondo pensionistico esterno di tipo contributivo, cioè senza più alcuna tutela legata all’integrazione contrattuale sino al 75% dell’ultima retribuzione pensionabile dell’assegno dell’INPS (come sino ad oggi previsto dal nostro FIP), la cui misura è soggetta allo scenario sfavorevole a tutti ben noto. In sostanza, per il personale in servizio aderente a questa iniziativa, lo zainetto potrà essere tramutato in pensione o capitale solo successivamente al collocamento a riposo.
L’accantonamento individuale di bilancio verrebbe prima ricalcolato in misura più favorevole per la Banca (fra l’altro senza l’aumento tendenziale della speranza di vita previsto dall’Istat), utilizzando un tasso di sconto del 2,25%, ormai fuori mercato, assai penalizzante per l’iscritto, e successivamente decurtato di un ulteriore 15%.
In questo contesto la Banca è ben conscia della propria inadempienza contrattuale riguardo alla mancata applicazione del minimo garantito rivalutato e dell’onerosità crescente delle previsioni del FIP nei confronti dei pensionati futuri, quasi tutti compresi nelle fasce pensionistiche di contenuto importo, i quali hanno maturato tale intangibile diritto, tanto è vero che integra l’offerta con un bonus, apparentemente significativo ma in realtà inadeguato, con prevedibili transazioni individuali inappellabili comportanti la rinuncia a qualsiasi diritto presente o futuro.
Il pacchetto concordato per gli attivi verrebbe esteso (proposta aziendale) ai pensionati con le seguenti integrazioni, dopo che la Banca ha avuto alcuni incontri di tipo esplicativo e negoziale con una delegazione di As.Pe.:
  1. Riconoscimento della mancata perequazione 1998-99-00 nella misura dell’85% agli aventi diritto nei limiti del capitale non prescritto (pur in presenza di cause vinte anche in Cassazione), aspetto ormai circoscritto a pochi pensionati dato il tempo trascorso per far giustizia.
  2. Riconoscimento del minimo garantito nella stessa misura agli aventi diritto e sempre nel limite del non prescritto (a conferma che l’Azienda è consapevole dell’inadempienza e ne ha tratto un profitto, per lungo tempo incontestato, a danno delle fasce più deboli, ma più numerose).
  3. Nessuna disponibilità per tutte le altre vertenze in sospeso, fra cui il blocco della perequazione degli anni 2008, 2012 e 2013 (in cui le pensioni integrative sono state, a nostro avviso, illegittimamente private degli aumenti Istat).
  4. La transazione dovrebbe essere accettata da tutti coloro che aderiscono all’offerta dell’85% dello zainetto base (che corrisponde a circa l’80% secondo corretti calcoli attuariali), peraltro condizionata al raggiungimento di determinate percentuali di adesione che assicurino alla Banca un risparmio rispetto all’accantonamento a bilancio, comprese le transazioni sul minimo e la perequazione.

Dopo due anni di incivili silenzi, la Banca ha convocato As.Pe. per una parvenza di trattativa e/o per assicurarsi la non belligeranza nei confronti dell’intesa sindacale raggiunta per gli attivi in servizio, all’evidente scopo di poter dire al Consiglio di Amministrazione che l’Associazione dei pensionati con maggior rappresentatività è stata informata e sentita al riguardo, prefigurando probabilmente il rifiuto di condizioni inaccettabili da parte di chi dispone di diritti acquisiti e di impegni contrattuali inattaccabili, e forse mettendolo da subito in conto non essendo facile per la Banca permettersi un così consistente drenaggio di liquidità.
Anche la nostra proposta di liquidare il 100% (di fatto 95%) sulle fasce di modesto importo (in cui si trova la maggioranza dei pensionati) con riduzione graduale sino all’80% (di fatto 75%) sulle pensioni di importo più elevato, purché su basi completamente volontarie e senza alcuna soglia minima di adesioni prefissata, ma con contestuale definizione delle vertenze in atto, è stata scartata adducendo anche il parere negativo del proprio attuario di fiducia.
Solo a queste condizioni, cioè accettando un forte ridimensionamento del Fondo, verrebbe “concesso” l’Organo di rappresentanza elettivo degli iscritti (già oggi in maggioranza pensionati) e una conferma della lettera individuale di impegno dell’immodificabilità delle clausole del Regolamento senza il consenso dei singoli: un’apertura al dialogo a dir poco risibile.
A parte la legittimazione conquistata sul campo da As.Pe. non restano che le potenziali rovine del Fondo, che l’Associazione cercherà di contrastare con tutte le sue forze, specie se avrà il convinto appoggio dei propri iscritti e l’adesione di tutti i pensionati a cui stia a cuore non solo l’integrazione della propria pensione, ma soprattutto i diritti vilipesi del Regolamento su importanti aspetti normativi di tipo collettivo e individuale, dovendo tutti noi avere sempre ben presente che la pensione aziendale è una parte differita della retribuzione maturata in servizio e non un ingiustificato privilegio, come qualcuno vorrebbe farci credere.
Raccomandiamo pertanto ai nostri soci di non aderire alle eventuali proposte che farà l’Azienda, direttamente od indirettamente, ricordando che la pensione liquidata è intangibile e che, come tale, sarà difesa in ogni sede dalla nostra Associazione.
IL CONSIGLIO DIRETTIVO

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