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libera associazione no profit, costituita nella primavera 2013 fra pensionati, ex dipendenti di Banca Carige, già Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, per tutelare i diritti e gli interessi economici e morali dei propri Associati in materia previdenziale, sanitaria e assistenziale rappresentandoli e assistendoli nei rapporti con il Gruppo Carige, l’INPS e gli altri enti assicurativi e finanziari del settore, pubblici e privati.

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lunedì 21 ottobre 2019

COMUNICATO N.131 - Intervento del Presidente Giovanni Lo Vetere all’Assemblea straordinaria di Banca Carige del 20/9/2019

Dichiaro sin d’ora che As.Pe. e i suoi Soci, qui presenti in proprio o per delega, voteranno a favore dell’aumento di capitale e dell’aggregazione bancaria individuata dai Commissari Straordinari d’intesa con il FITD.
Anche perché questa proposta proviene da persone senz’altro serie e competenti, non devo dirlo io, ma hanno messo tutta la loro passione, come abbiamo sentito in apertura di questa riunione; e la passione è molto importante in una situazione delicata come questa.
Avremmo preferito la soluzione stand alone, ma riteniamo che con la disastrosa eredità di perdite e rischi che pesano sul bilancio, la Banca non possa più permettersi le incertezze di gestione e le conflittualità emerse nel corso di una fin troppo lunga fase di ristrutturazione.
Una ristrutturazione ha senso solo se è in grado di ripristinare la redditività, ma per farlo bisogna recuperare la fiducia della clientela, sconcertata e offesa dagli eventi.
Non è più possibile rimarginare le ferite subite da azionisti grandi e piccoli (questi ultimi molto frazionati, ma complessivamente più penalizzati), ma votiamo sì per salvare il salvabile, che non è cosa di poco conto se si considerano cinque secoli di tradizione bancaria, un know how di capogruppo e un efficiente sistema di banking on line.
Pensiamo che sia ancora possibile preservare un marchio un tempo prestigioso e un operatore del credito che non ha perso del tutto la fiducia di migliaia di famiglie e di piccole imprese; un valore intangibile che non può prescindere, però, dall’uscita dello stato di necessità patrimoniale e dalla gestione di emergenza se si vogliono riafferrare le redini di un’ordinata attività creditizia.
Non ci sono alternative, ho sentito tanti discorsi relativi alla ricapitalizzazione, ma perché gli azionisti possono mantenere questa società bisognerebbe che si tassassero ulteriormente, non credo che sia possibile fare un’ulteriore proposta e domani ci ritroveremo invece con una situazione ben più grave.
Comprendiamo la delusione della famiglia Malacalza, che vede vanificato il suo impegno economico e personale profuso per risanare l’azienda.
Nella vita della gente comune ci sono i momenti felici e quelli del pianto, nell’impresa l’affermazione e la crisi, ma chi è più forte può superarli e meritare a pieno titolo il riconoscimento storico di aver salvato la banca, continuando a far parte dei futuri assetti proprietari.
Siamo certi che altri piccoli azionisti non faranno mancare il loro utile apporto; se l’operazione andrà in porto, coloro che hanno a cuore le sorti della Banca dovranno riattivare con fiducia i rapporti bancari, ridandole fiato e slancio operativo, confidando che possa presto riassumere un ruolo importante nell’economia locale.

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