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libera associazione no profit, costituita nel 2013 fra pensionati ed esodati, già dipendenti di Banca Carige - Cassa di Risparmio di Genova e Imperia, per tutelare i diritti e gli interessi economici e morali dei propri Associati in materia previdenziale, assicurativa e sanitaria, assistendoli nei rapporti con le competenti strutture Bper, l’INPS e gli altri enti tributari, assicurativi e finanziari, pubblici e privati.

mercoledì 22 novembre 2017

COMUNICATO N.89 – Aumento di capitale Banca Carige

Come diffusamente pubblicato dai media nazionali e locali, Banca Carige ha varato un aumento di capitale di €.558 milioni, di cui €.498 riservati in opzione agli attuali azionisti in ragione di 60 nuove azioni ogni azione vecchia, al prezzo di €.0,01 cadauna.

L’aumento ha l’effetto di diluire in modo fortemente significativo le quote di partecipazione in essere, che, ancora una volta, risultano pressoché interamente svalutate, mentre diventa oneroso per chi desideri mantenere la stessa quota percentuale.

La garanzia di copertura da parte dei principali azionisti (e per l’eventuale inoptato dal consorzio di collocamento) garantisce alla Banca un periodo di respiro entro cui realizzare il piano di ristrutturazione nell’auspicato tentativo di rigenerare e mantenere in loco l’antica e prestigiosa istituzione.

Va qui riconosciuto il giusto merito alla famiglia Malacalza che ha investito e continua ad investire generosamente nel progetto Carige.

Non si può peraltro sottovalutare il fatto che la sottoscrizione di nuove azioni, emesse a condizioni estreme di rapporto e di prezzo, resta un investimento altamente speculativo per le possibili e molto probabili forti oscillazioni di prezzo nei due sensi sino alla positiva verifica dei risultati pianificati.

La nostra Associazione rimette pertanto alla prudente valutazione personale dei singoli soci la scelta di aderire o meno all’aumento, mentre raccomanda vivamente di voler contribuire nell’azione di ricupero della reputazione e della situazione operativa della Banca, rinnovandole la fiducia e rassicurando la propria cerchia di amici e conoscenti.

Le incertezze e i ritardi nella costituzione del consorzio di garanzia hanno purtroppo provocato un ulteriore danno di immagine con ripercussioni immediate sulla clientela tanto più ampie quanto immotivate rispetto al rischio reale relativo ai rapporti in essere.

Si rinnova pertanto l’invito i nostri soci a voler favorire l’azione della banca e delle sue dipendenze volta al recupero di quel clima di fiducia di base necessario e indispensabile per consentirle una sana e profittevole gestione operativa.

venerdì 3 novembre 2017

Comunicato N.88 – Appello causa minimo FIP

Si porta a conoscenza che Banca Carige ha presentato ricorso in appello contro la sentenza 365/2017 del Tribunale del Lavoro di Genova, che l’ha condannata per la mancata rivalutazione del trattamento minimo di pensione FIP, indebitamente bloccato dall’1/1/1998. 

È una decisione, che con l’assistenza legale dell’Avvocato Iacoviello contrasteremo nelle dovute sedi, nella quale non si può qui non interpretare come il segno di un’ostilità nei confronti dei pensionati e – indirettamente – della loro Associazione; infatti l’iniziativa della banca, seppure in linea di principio legittima, va ben oltre ogni ragionevole motivo di oggettiva tutela degli interessi aziendali (la causa è iscritta a ruolo per un valore residuo irrilevante, riguarda ormai soltanto diciannove pensionati e non presenta più l’effetto di trascinamento di altri aventi diritto, avendo tutti gli ex-dipendenti optato per lo zainetto comprensivo di un importo una tantum, proprio a tacitazione del mancato aggiornamento del minimo garantito).

Eppure, da parte aziendale, si continua a ribadire l’insostenibile tesi che il diritto negato non spettasse quale aumento della pensione, sebbene sia stato poi barattato sotto forma di bonus forfettario una tantum sia in occasione dell’esodo anticipato dei lavoratori sia per promuovere la liquidazione del fondo pensioni, con specifica rinuncia da parte dei pensionati proprio alla rivendicazione della rivalutazione del minimo FIP nell’ambito di una più ampia transazione tombale (il che sostanzialmente poteva avere proprio il significato di indiretto riconoscimento sull’erroneo mancato aggiornamento del minimo garantito).

Non è il segnale di distensione che ci saremmo attesi dalla nuova gestione, né il modo migliore per promuovere l’ennesimo aumento di capitale fra i piccoli risparmiatori, in gran numero gli stessi pensionati della banca.

L’udienza di discussione del ricorso è fissata per il 14 marzo 2018.

Vi terremo informati sugli sviluppi dell’appello

giovedì 26 ottobre 2017

COMUNICATO N. 87 - Sentenza della Corte Costituzionale sul blocco della perequazione 2012/13

La Corte costituzionale ha respinto le censure di incostituzionalità del decreto-legge n.65 del 2015 in tema di perequazione delle pensioni, che ha inteso “dare attuazione ai principi enunciati nella sentenza della Corte costituzionale n. 70 del 2015, con una nuova e temporanea disciplina che realizza un bilanciamento non irragionevole tra i diritti dei pensionati e le esigenze della finanza pubblica”. 

Conseguentemente sono stati bocciati tutti i ricorsi di legittimità costituzionale del c.d. decreto Renzi che, di fatto, aveva nuovamente bloccato il pagamento della perequazione 2012/13, concedendo una piccolissima percentuale di rivalutazione solo alle pensioni inferiori a sei volte il minimo INPS.

Nel 2017 non c’è stata rivalutazione per nessuno, in quanto l’inflazione previsionale calcolata dall’ISTAT era dello -0.1% , salvo conguaglio nell’anno successivo.

Per l’anno 2018 restano confermati gli indici perequativi previsti dalla legge 147/2013 che garantiscono l’adeguamento al 100% delle pensioni fino a tre volte il trattamento minimo, al 95 % da 3 a 4 volte, al 75% da 4 a 5; al 50% da 5 a 6 volte e al 45% per i trattamenti complessivi superiori a 6 volte il minimo (€ 39.000 di cumulo pensionistico annuo lordo). 

La perequazione però è calcolata sull'intero importo della pensione e non più come disponeva la legge 388/2000, sulle singole fasce, perdendosi così l’effetto cumulativo di fasce inferiori più pesanti. 

Il provvedimento della Corte Costituzionale fa cadere qualsiasi rivendicazione nei confronti dell’INPS e blocca anche la restituzione delle mancate rivalutazioni delle pensioni del FIP ancora in essere, anche se dovranno essere valutate le motivazioni della sentenza che salva il decreto Renzi “per esigenze di finanza pubblica”, assolutamente mancanti nel caso di un Fondo pensioni privato sempre in equilibrio economico-patrimoniale.

Dall’anno 2019 le fasce d’importo ai fini della perequazione dovrebbero ritornare quelle stabilite dalla legge 388/2000: 100% sino a 3 volte il minimo, 90% da 4 a 5 volte, 75% da 6 volte ed oltre, ma nessuno può dare garanzie in materia di pensioni, ben sapendo che le sorprese non mancano mai e sono sempre spiacevoli. 

In questi ultimi anni la bassa inflazione ha reso meno evidente l’erosione del potere d’acquisto delle pensioni, ma i prezzi ricominciamo a lievitare e potrebbero rendere sempre più penosi gli effetti dei tagli perequativi passati e futuri, da qui la necessità di seguire attentamente l’evolversi della situazione con l’assistenza delle loro Associazioni per la tutela dei propri diritti.